La città di Nocera diventa palcoscenico di un’attesa, un evento poetico che trasforma il quotidiano in una liturgia condivisa.
Accade questo venerdì 29 maggio ore 20.45 al Teatro Comunale Diana di Nocera Inferiore, con in scena Cantare alle ossa, performance all’interno della rassegna “L’Essere E L’Umano” edizione 2026 firmata da Artenauta Teatro (direttrice artistica e regista Simona Tortora, con l’organizzazione di Giuseppe Citarella e il patrocinio del Comune di Nocera Inferiore).
L’opera vedrà protagonista la Compagnia Artenauta Teatro con 19 attori sul palco del Diana, per la regia di Simona Tortora e le luci di Peppe Petti.
Cantare alle ossa. Il teatro si fa rito collettivo, azione poetica, ritorno al corpo, movimento verso un altrove nel quale ritrovare o ricostruire ciò che ci rende umani.
Gli spettatori da osservatori passano ad essere partecipi di una vertigine comunitaria. Il titolo e l’ispirazione portante sono tratti dal bestseller “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés, ma risente degli echi dei testi poetici di Mariangela Gualtieri (sono il cuore dell’umano, animale e natura intrecciati), dell’ “Inno alla carità” di San Paolo, dei brani tratti da libri e film di Judicael Ouango, Vinicio Capossela, Win Wenders.
«Cantare alle ossa, è una performance poetica, un rito collettivo: corpi, terra, canti, balli, poesia, animali, umani e angeli, amore e rabbia – spiega la direttrice artistica Simona Tortora, che ha realizzato testi e regia – Sono tempi in cui, come persone, stiamo dando il peggio di noi stessi, nei confronti dei nostri simili, degli animali e della natura. Seminiamo odio, arroganza, ignoranza, violenza, razzismo. Abbiamo bisogno di ritrovare l’antica forza luminosa che è dentro di noi.
Cantare alle ossa è un lavoro sul corpo e sulla voce, è tornare alla memoria antica, ritrovare poeti e sognatori, uomini simili a santi, folli e artisti. Un canto poetico, un amore più ampio, non solo verso noi stessi, ma che si proietta sull’altro, sulla natura, sulla necessità di salvarsi dalle parole inutili, dagli atti vili, senza speranza».
Sette mesi di lavoro – con l’ausilio di pratiche interiori, discussioni, studio sui testi, uso tecnico del corpo – hanno dato vita ad una spettacolare dichiarazione d’amore per l’umanità e per la natura, non celando la denuncia nei confronti dei nostri tempi. Un percorso artistico fuori dai canoni, sulla via già solcata dal Teatro Valdoca (nato proprio dalla Gualtieri e da Cesare Ronconi). “Sii dolce con me.
Maneggiami con cura. Abbi la cautela dei cristalli con me e anche con te” dice uno dei personaggi in scena, come a indicare la strada per una nuova visione dei rapporti umani fondata sulla delicatezza dei sentimenti e sulla partecipazione emotiva alla cura del prossimo.
Un non-spettacolo che mette in scena la rinascita per vivere un’esistenza fatta di coscienza e conoscenza, e soprattutto amore.


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