Tra spie, rivoluzioni e grandi firme: il console e giornalista Pietro Sessa nel nuovo libro di Marco Visconti
Un paganese nel cuore della tempesta bolscevica: “La penna e il passaporto” svela la vita incredibile di un protagonista paganese dimenticato del Novecento.
Il volume “La penna e il passaporto. Pietro Sessa nella Russia di Lenin e Stalin”, edito da Omnia Liber Edizioni, ha quasi il sapore del thriller storico. Visconti ricostruisce l’esistenza di un personaggio “camaleontico”, capace di attraversare le epoche più buie del secolo scorso con un’unica arma: la scrittura.
Pietro Sessa non fu solo un testimone, ma un attore della storia. Come segretario del consolato italiano a Mosca, poi console, visse in prima linea il crollo dello Zarismo e l’alba sanguinosa dell’Unione Sovietica. Ma è come inviato de «La Stampa» e «La Tribuna» che Sessa compie il suo capolavoro: raccontare agli italiani le contraddizioni del regime stalinista, muovendosi sul filo teso tra il dovere di cronaca e le pressioni politiche del Fascismo.



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